Come eliminare l’elettricità statica dalla plastica: la lavorazione del PET

Ott 28, 2021 | Lavorazione della plastica | 0 commenti

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Il Polietilene tereftalato (PET) è un materiale che appartiene alla famiglia dei poliesteri. È leggero, elastico e resistente, per questo i suoi utilizzi sono molteplici, in particolare nell’industria del packaging alimentare: è infatti adatto al contatto con cibi e bevande. È inoltre riciclabile al 100%. 

Quando le macchine lo lavorano ad alta velocità, il PET accumula elettricità statica, che deve essere eliminata per ottimizzare i processi ed evitare danni alla produzione o rischi per gli operatori, come scosse e incendi.

Che cos’è il Polietilene tereftalato

Con le sigle PET, PETE, PETP o PET-P si indica il polietilene tereftalato (o polietilentereftalato), una resina termoplastica dall’aspetto trasparente o bianco-opaco, nota per le sue proprietà elettriche, di resistenza chimica e alle alte temperature. 

Il polimero è costituito da glicole etilenico e acido tereftalico, e viene estruso in fili che sono subito raffreddati e tagliati, per essere poi sottoposti a ulteriori lavorazioni: una volta che si trova in questo stato, infatti, il PET può essere riscaldato fino a ottenere un liquido fuso, modellabile in una varietà illimitata di forme e oggetti. 

Storia del Polietilene tereftalato

La sintesi del nylon, realizzata nel 1935 da Wallace Carothers, aprì la strada all’epoca delle fibre sintetiche e risultò molto importante per la guerra che scoppiò di lì a pochi anni: il nuovo materiale, infatti, fu impiegato sia dall’industria tessile che da quella militare per svariati scopi. Nel 1941, partendo proprio dal lavoro di Carothers, alla Calico Printers’ Association di Manchester, Rex Whinfield e James Tennant Dickson brevettarono il PET

Alla fine degli anni ’50, i ricercatori riuscirono a produrre i primi film in PET, partendo da fogli estrusi, ampliando le possibilità di impiego. Dopo lo sviluppo della tecnologia per stampaggio a soffiaggio del PET, all’inizio degli anni Settanta, il materiale ha iniziato a essere utilizzato per gli imballaggi alimentari: proprio nel 1973, infatti, Nathaniel Wyeth dell’industria statunitense Du Pont brevettò la bottiglia in PET come contenitore per bevande gassate. 

Caratteristiche del polietilene tereftalato

Il PET è un materiale approvato per il contatto con alimenti e bevande, poiché gli studi effettuati negli ultimi trent’anni ne hanno provato la sicurezza. Non contiene ftalati né bisfenolo-A, entrambi dannosi per l’organismo umano. 

La diffusione del PET a livello mondiale è dovuta alle sue caratteristiche: è un polimero resistente, che non reagisce a contatto con cibi solidi o liquidi; è resistente agli attacchi dei microrganismi, infrangibile, leggero e più efficiente dal punto di vista energetico rispetto a vetro o alluminio. Ha inoltre, dalla sua parte, una estrema rapidità di stampaggio.

Usi del Polietilene tereftalato

Dalla sua sintesi, il PET è stato utilizzato nelle maniere più svariate. Estremamente versatile, prima di arrivare all’industria alimentare che ne ha decretato il successo definitivo, ha trovato impiego nel settore dei tessuti, ma anche nella cinematografia. 

È utilizzato inoltre all’interno dell’acceleratore di particelle LHC del CERN, come isolante tra i magneti e l’ambiente esterno.

L’automotive, l’industria biomedicale, quella elettronica e aerospaziale usano il PET nella produzione di componenti di automobili e blocchi luci, dispositivi medici, telefoni, display ottici, per citarne solo alcuni; anche tubi e contenitori, timpani di strumenti a percussione ed etichette possono essere in polietilene tereftalato. 

Come tessuto, è apprezzato per la resistenza al vento, la traspirazione e la difficile lacerabilità, per questo numerosi capi di abbigliamento sportivo sono realizzati in PET, specialmente riciclato. 

Nel packaging alimentare, infine, il PET è davvero dappertutto, dalle bottiglie per acqua e bevande, alle confezioni di olio e altri condimenti, collutorio, sapone liquido, bagnoschiuma, detergenti per la persona e per la casa, così come per i contenitori destinati al trasporto del cibo e a essere scaldati nel forno a microonde.

PET, un materiale totalmente riciclabile

Tra le caratteristiche del PET ce n’è anche un’altra molto importante, da non sottovalutare, ovvero il fatto che questo materiale sia completamente riciclabile. Dopo lo smistamento, la plastica viene triturata, lavata, fusa e trasformata in pellet, per poi essere trasformata in prodotti come:

  • scarpe da ginnastica e capi d’abbigliamento
  • lettiere per animali
  • tappeti e moquette
  • bottiglie
  • imbottiture
  • componenti di veicoli.

Lavorazione del PET e formazione di cariche elettrostatiche

Il PET, come tutte le plastiche, è in origine un materiale neutro, ovvero privo di carica elettrica. I processi di lavorazione, però, a causa dell’elevata velocità a cui avvengono, fanno sì che esso si carichi di elettricità statica: a causa di questo, possono verificarsi problemi e incidenti, come incendi o scosse agli operatori. È fondamentale, quindi, individuare subito l’accumulo di cariche e risolverlo nella maniera migliore, per evitare danni alla produzione, alle macchine e alle persone che lavorano nell’impianto.

Come eliminare l’elettricità statica nella lavorazione del PET?

Rendere più efficiente e sicura la lavorazione del PET è possibile: una delle soluzioni è installare delle barre elettrostatiche e dotarsi di altri sistemi semi attivi, come soffianti, ugelli, barre circolari, che ionizzano l’aria e riportano il materiale plastico lavorato alla sua condizione neutra. 

Eliminare l’elettricità statica nei cicli industriali, tuttavia, richiede uno studio preliminare delle condizioni e dei processi, e una consulenza personalizzata da parte di tecnici competenti ed esperti del settore. L’acquisto di sistemi antistatici, infatti, non garantisce da solo la risoluzione del problema: per prima cosa, bisogna misurare le cariche generate durante la produzione. Per farlo, si utilizzano dei misuratori portatili. In seguito, la valutazione complessiva permetterà di capire che prodotti installare e in quali punti della linea di produzione.

Quando si lavorano materiali come il PET, l’accumulo di cariche elettrostatiche è ricorrente: se pensi che questo sia il tuo caso, rivolgiti a professionisti che da anni operano in questo settore. Da 20 anni, noi di Barreantistatiche.it, progetto di Airex spa, assistiamo le aziende e le aiutiamo a individuare e risolvere le criticità legate all’energia elettrostatica. Abbiamo scelto di essere rivenditori esclusivi dei prodotti Meech per l’Italia, azienda che rappresenta una vera eccellenza mondiale nella produzione di sistemi per il controllo attivo e passivo delle cariche. 

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