ATEX: guida completa alla normativa per la sicurezza in ambienti a rischio esplosione

Nov 18, 2022 | Da sapere

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Simboli di rischio per ambienti ATEX

Tutti gli stabilimenti europei che utilizzano sostanze e materiali infiammabili o esplosivi sono tenuti a rispettare la Normativa ATEX, acronimo di “ATmosphere EXplosive”, ovvero atmosfera esplosiva.

Le polveri disperse nell’atmosfera possono generare esplosioni con una scintilla, barili con liquido infiammabile possono causare gravi incidenti se posizionati vicino a una fonte di calore. La normativa ATEX nasce per disciplinare e rendere più sicuri questi luoghi e salvaguardare la salute di chi ci lavora: scopriamo insieme di cosa parla, dove si applica e come funziona.

Normativa ATEX: definizione, direttive e usi

Il termine ATEX si riferisce alla direttiva 2014/34/UE, entrata in vigore in Italia con il D.Lgs. 85 del 19 Maggio 2016, che disciplina l’uso degli apparecchi utilizzati in atmosfere potenzialmente esplosive.

Per questi macchinari è prevista una classificazione che si basa su diversi fattori, da qui la presenza di più direttive all’interno della normativa, quali:

  • La Direttiva ATEX 1999/92/CE che stabilisce i requisiti minimi che ogni azienda deve rispettare in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con presenza di atmosfere potenzialmente esplosive. Suddivide tali luoghi in zone, in base alla probabilità di presenza di atmosfera esplosiva e indica i criteri per scegliere i prodotti più idonei all’interno di ciascuna zona.
  • La Direttiva ATEX 2014/34/UE (recepita in Italia con D.Lgs. 85 del 19 Maggio 2016) che si applica ai prodotti messi in commercio e/o in servizio dal 20 Aprile 2016, definendo – con gli art. 6, 7, 8 e 9 – le responsabilità dei principali operatori economici e le modalità di certificazione dei prodotti (art. 13 della Direttiva).

Gas, vapori, nebbie infiammabili e polveri combustibili sono tutti fattori che possono rendere l’atmosfera esplosiva. Motivo per cui gli apparecchi utilizzati in ambienti con queste caratteristiche devono essere progettati e fabbricati per evitare qualsiasi sorgente di innesco, sia all’interno dei componenti della macchina che nell’atmosfera circostante, in conformità ai criteri di prevenzione delle esplosioni definiti dalla norma UNI EN 1127-1″  dalla norma UNI EN 1127-1.

Il costruttore, quindi, deve valutare a monte i rischi che derivano da atmosfere esplosive e adottare idonee misure di prevenzione e protezione, mentre gli operai dovranno rispettare sempre gli standard di velocità di lavorazione del macchinario (un aumento non controllato della velocità può causare attriti all’interno della macchina e problemi di produzione).

Inoltre, su tutte le apparecchiature elettriche e industriali impiegate in ambienti a rischio di esplosione da polveri o incendi deve essere apposta la marcatura ATEX, un codice che descrive il loro corretto ambito di utilizzo. Chi lavora in questi ambienti deve saperla leggere: facendo riferimento alla categoria e al gruppo dell’equipaggiamento sarà possibile capire in quale zona ATEX può essere usato il dispositivo.

Classificazione di aree e temperature

La normativa ATEX classifica anche gli ambienti in base alla pericolosità e al rischio di esplosioni e incendi: le cosiddette “zone ATEX” (suggerite dalle EN 1127-1, EN 60079-10-1 (gas-Ex), e EN 60079-10-2 (polveri-Ex). La suddivisione delle aree pericolose si basa sulla funzione della frequenza e del tempo di presenza della sostanza esplosiva, e prevede una classificazione in due zone: gas e polveri. È anche presente una classificazione per temperature.

Schema zone ATEX in stabilimento

Fonte immagine: AtexItalia.it 

Classificazione dei prodotti

Infine, la direttiva ATEX include le classificazioni dei materiali di superficie e di miniera, con distinzione in due macro gruppi.

  • Il gruppo I è composto dai prodotti da utilizzare in miniere con grisou, ossia una miscela di gas costituita da idrocarburi, azoto, anidride carbonica e ossigeno che, a contatto con l’aria, si infiamma ed esplode. Si divide a sua volta in:

    – Categoria M1 che include gli apparecchi o sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione molto elevato.
    – Categoria M2 che raggruppa gli apparecchi o sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione elevato; devono potere essere messi fuori tensione in presenza del gas.

  • Il gruppo II comprende apparecchiature destinate all’utilizzo in superficie. Si divide in 3 sottocategorie:

    – Categoria 1 a cui appartengono apparecchi o sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione molto elevato,
    – Categoria 2 di cui fanno parte apparecchi o sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione elevato,
    – Categoria 3 che include apparecchi o sistemi di protezione che garantiscono un livello di protezione normale.

Modi di protezione ATEX

Secondo la normativa, ogni apparecchio utilizzato nelle atmosfere esplosive deve garantire un’adeguata protezione ATEX, ovvero deve presentare gli accorgimenti necessari per evitare che una qualsiasi delle sue parti possa procurare l’energia necessaria all’innesco dell’atmosfera esplosiva che lo avvolge.

La norma UNI EN 1127-1 elenca le 13 sorgenti di accensione che un apparecchio può avere e che devono essere gestite:

  • superfici calde
  • fiamme libere e gas caldi
  • scintille di origine meccanica
  • materiale elettrico
  • correnti elettriche vaganti, inclusa la protezione contro la corrosione catodica
  • elettricità statica
  • fulmini
  • onde elettromagnetiche a radiofrequenza (da 10⁴ a 3×10¹² hz)
  • onde elettromagnetiche da 3×10¹¹ a 3×10¹⁵ hz
  • radiazioni ionizzanti
  • ultrasuoni
  • compressione adiabatica e onde d’urto
  • reazioni esotermiche, inclusa l’autoaccensione delle polveri​.

Per prevenire l’innesco, è stata stabilita una serie di modi di protezione codificati, ciascuno identificato da un simbolo “Ex” e da una norma tecnica specifica. I principali per gas e vapori sono:

  • Ex d – Custodia a prova di esplosione (EN 60079-1)
  • Ex e – Sicurezza aumentata (EN 60079-7)
  • Ex i – Sicurezza intrinseca (EN 60079-11)
  • Ex m – Incapsulamento (EN 60079-18)
  • Ex p – Pressurizzazione (EN 60079-2)
  • Ex q – Riempimento con materiale granulare (EN 60079-5)
  • Ex o – Immersione in olio (EN 60079-6)
  • Ex n – Protezione non incendiva per zona 2 (EN 60079-15)

Per le atmosfere con presenza di polveri combustibili, si applica il modo Ex t – Protezione per polveri (EN 60079-31).

Tre approcci per prevenire le esplosioni

La normativa ATEX consente anche di ricondurre questi modi di protezione a tre approcci generali, che riassumono le strategie di base adottate per prevenire le esplosioni:

  1. La tecnica di contenimento mira a contenere un’eventuale esplosione all’interno dell’apparecchio, impedendo che si propaghi all’esterno.
  2. La tecnica di segregazione prevede l’isolamento fisico delle sorgenti di accensione dal potenziale ambiente esplosivo.
  3. La tecnica di prevenzione consiste nel progettare il sistema in modo da impedire la formazione stessa di sorgenti di accensione.

Rispettare la Normativa ATEX non sempre basta quando intervengono le cariche elettrostatiche

Le cariche elettrostatiche sono tra le sorgenti di accensione classificate dalla direttiva, perché a contatto con le polveri presenti nell’atmosfera possono generare esplosioni. Queste sono forse meno comuni di quelle provocate da vapori infiammabili o gas, ma altrettanto pericolose, e a innescarle può essere la presenza di scintille elettrostatiche.

Nelle produzioni industriali, che lavorano ad alte velocità materiali neutri, l’accumulo di energia statica è piuttosto comune: entrando in attrito con il macchinario, i materiali si polarizzano e si crea l’energia statica. Se alla fine dei processi produttivi non viene scaricata a terra, l’operatore che si avvicina alla macchina o tocca il prodotto finito (che ha acquistato carica elettrica) prende la scossa. Si tratta di una scarica elettrica innocua, ma eventuali scintille, a contatto con le piccole particelle di polvere o altre sostanze infiammabili presenti nell’atmosfera, possono generare scoppi o incendi.

Rispettare le direttive della normativa ATEX è di fondamentale importanza per ridurre questi pericoli. Se però si desidera eliminare dal principio il rischio della formazione di cariche elettrostatiche, la soluzione migliore è quella di installare sul macchinario una o più barre ionizzanti.

Si tratta di dispositivi che ionizzano l’aria, neutralizzando le cariche esistenti e che ne impediscono la formazione in futuro. 

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